OBIEZIONE DI COSCIENZA VACCINALE PER I FEDELI DELLA CHIESA ORTODOSSA
Lo sviluppo di vaccini Covid-19 e l’utilizzo di linee cellulari embrionali abortite


§ Motivazioni strettamente religiose
Come cristiani eravamo e siamo seriamente preoccupati di fronte al problema etico dei vaccini Covid-19 e abbiamo proceduto con uno studio più specifico sull'uso di linee cellulari da embrioni abortiti per lo sviluppo di diversi tipi di vaccini per il Covid-19.
In base all’esame scientifico eseguito, per tutti i vaccini COVID-19 già utilizzati o di cui si prevede l'uscita nel nostro paese entro la fine del 2021, abbiamo appurato che sia durante la ricerca, lo sviluppo, la produzione e/o controllo dell'efficacia del vaccino sono stati realizzati utilizzando linee cellulari embrionali di nascituri da aborti.
Particolarmente:
1. Il vaccino Pfizer è stato sviluppato in collaborazione con BioNTech ed è un vaccino a RNA messaggero (mRNA). L'mRNA viene utilizzato per produrre la proteina Spike del virus, che causerà la produzione degli anticorpi. Pfizer/BioNTech codifica il vaccino come BNT162b2.
Pfizer/BioNTech ha utilizzato la linea cellulare embrionale HEK293 (cellule renali embrionali) nella ricerca, nello sviluppo (creazione) del vaccino, nonché nel controllo del vaccino, al fine di determinare la produzione di anticorpi.
Non siamo in grado di sapere se Pfizer/BioNTech continua a utilizzare la linea cellulare embrionale HEK293 nei continui controlli di qualità del vaccino. Sembra che non lo stia usando nella sua produzione al momento.
Il vaccino Moderna è un vaccino a mRNA utilizzato per produrre anticorpi contro la proteina S del virus. Moderna codifica il vaccino come mRNA-1273. Per la sua produzione Moderna ha utilizzato la linea cellulare HEK293 (cellule renali embrionali) nella ricerca, nello sviluppo (creazione) e nel controllo dell'efficacia del vaccino.
Non sappiamo se l'azienda utilizzi la linea cellulare embrionale HEK293 in continuo controllo di qualità durante la sua fabbricazione, mentre non sembra utilizzarla al momento nella sua fase di produzione.
3. Il vaccino AstraZeneca è stato sviluppato in collaborazione con l'Università di Oxford e utilizza l'adenovirus come vettore per la produzione della proteina spikeSARS-CoV-2 e la produzione di anticorpi. AstraZeneca codifica il vaccino come ChAdOx1 nCoV-19.
AstraZeneca ha utilizzato la linea cellulare embrionale HEK293 nella ricerca e nello sviluppo di vaccini e continua a utilizzarla come mezzo di coltura di adenovirus per l'attuale produzione di vaccini, ovvero le cellule embrionali vengono utilizzate in tutte le fasi dello sviluppo del vaccino. Ha anche usato la linea cellulare MRC -5 (cellule polmonari fetali) ad un certo punto della sua ricerca sul vaccino .
Il vaccino Johnson & Johnson ( , ) è stato sviluppato in collaborazione con JanssenResearch& Development, Inc. ed è un vaccino basato su vettori di adenovirus. Johnson & Johnson codifica il vaccino come Ad26.COV2.S. La tecnologia AdVac® dell'azienda utilizza la linea cellulare PER.C6 (cellule retiniche embrionali)
Johnson & Johnson ha utilizzato la linea cellulare embrionale PER.C6 nella ricerca, nello sviluppo del vaccino e continua a utilizzarla per far crescere gli adenovirus utilizzati per il vaccino, in tutte le fasi del suo sviluppo come prodotto finale.
5. Il GamaleyaResearchInstitute (Sputnik V- vaccino russo) utilizza l'adenovirus (rAd26-S + rAd5-S) come vettore. Utilizza cellule renali embrionali HEK293 nella fase di progettazione e sviluppo, produzione e controllo qualità, ovvero in tutte le fasi di creazione come prodotto finale .
6. CanSinoBiologics, Inc. Istituto di biotecnologia di Pechino, Accademia delle scienze mediche militari, PLA della Cina, vaccino cinese. Viene utilizzato un coronavirus inattivato con un vettore di adenovirus. Utilizza cellule renali embrionali HEK293 nella fase di progettazione e sviluppo, produzione e controllo qualità, ovvero in tutte le fasi come prodotto finale .
Scoprire quanto sopra è stato estremamente doloroso per noi. I fatti scientifici ci hanno turbato e posto di fronte a seri dilemmi morali. Una preoccupazione simile – come meglio esponiamo nel successivo paragrafo -si sviluppa in chiunque sia chiamato ad assumersi la responsabilità sanitaria e intellettuale per l'uso dei vaccini contro il Covid-19.
Certamente tutti ci auguriamo di avere una buona salute fisica ma per coloro che sono di Cristo non è abbastanza avere solo una buona salute fisica. Quello che cerchiamo è la vita, la vittoria sulla morte e il Regno di Dio.
L’obbligo vaccinale con vaccini non etici pone seri problemi di coscienza per il fedele praticante che appartiene alla Chiesa Ortodossa.
Ogni atto medico e di ricerca, per essere secondo l’insegnamento divino, deve rispettare l’uomo, dal momento del suo concepimento fino alla morte, in generale,essere secondo la lettera e lo spirito del Vangelo. Per questo motivo, la scelta di vaccinarsi o no è soprattutto è una questione etica, spirituale, teologica ed ecclesiastica, e l’accettazione di questi vaccini, considerando le condizioni della loro produzione, è una caduta dalla retta fede e vita cristiana.
Per questi motivi è nostra convinzione che:
1. Quelli che procurano i tessuti dai bambini abortiti, sono colpevoli di cooperare formalmente all’aborto approvandolo e sfruttando l’atto stesso dell’aborto. Essi sono colpevoli moralmente come lo sono coloro che cooperano.
2. Sono colpevoli coloro che mettono in commercio, pubblicizzano e distribuiscono i vaccini derivati. Queste attività sono moralmente illecite, perché potrebbero contribuire, di fatto, a incentivare l’effettuazione di altri aborti volontari, finalizzati alla produzione di tali vaccini.
3. Siamo moralmente colpevoli come cristiani se acetiamo una scienza che promuove una tecnologia genica di questo tipo.Siamo quindi obbligati a evitare di utilizzare vaccini che si basano su linee cellulari fetali abortite.
Il Concilio Ecumenico Quinisesto o di Trullo con il suo XCI Canone condanna alla pena prevista per gli assassini le donne (o gli uomini) che forniscono farmaci per procurare l’aborto, e quelle che assumono veleni per uccidere i feti.
Il Concilio regionale tenutosi ad Ancyra con il suo XXI Canone condanna a dieci anni di scomunica coloro che agiscono in modo da procurarsi un aborto.
Il II e il LXXX Canone di San Basilio condanna alla pena prevista per gli assassini donna che abortisce volontariamente e coloro che collaborano.
Poiché il problema è etico oltre che medico e coinvolge la vita spirituale e le coscienze delle persone sono intervenute grandi figure spirituali del mondo ortodosso:
Il più anziano degli abati del Monte Athos l’igumenoPartenios del Sacro Monastero di AgiosPavlos , l'anziano Gabriele figura di grande prestigio e spiritualismo e l'ieromonacoEfthimios figlio spirituale di San Paisios negano il permesso di sottoporsi al vaccino prodotto con tecnologia genica, non etico per un fedele della Chiesa Ortodossa.
I Vescovi, per citare alcuni,Serafim di Citera, Cosmas di Etolia, Neofytos di Morfu , Teodosio di Romania e tanti altri.
Martedì 19 maggio 2020, presso la Residenza Metropolitana di Chisinau, Primate della Chiesa Ortodossa di Moldova, Sua Eminenza il Metropolita Vladimir si è riunito il Sacro del Sinodo della Chiesa Ortodossa di Moldovasulla legalità di una eventuale vaccinazione obbligatoria come effetto del virus SARS-COVID-19 e si è espresso contro l’obbligo vaccinale . Questa decisione essendo l’unica di un Sinodo della Chiesa Ortodossa vincola il fedele praticante poiché la Chiesa Ortodossa non è verticistica ma sinodale. Le decisioni dei singoli prelati rimangono espressioni personali.
Come cristiani ortodossi non siamo tenuti a obbedire a un prelato, un vescovo o un sacerdote che prende posizioni che non sono conformi con le decisioni dei Concili, con l’insegnamento patristico e apostolico. La nostra obbedienza è al Sommo Sacerdote che è Gesù Cristo, all’insegnamento e alla Tradizione della Chiesa e alle decisioni dei Concili.
Ricapitolando, nella particolare visione di ogni cristiano ortodosso, noi reputiamo che l'interesse e il bene spirituale di ciascuna persona devono avere la precedenza sull'interesse esclusivo della società o della scienza. (Ne consegue che il bene pubblico non può essere invocato a danno spirituale di una persona).
Inoltre, qualsiasi effetto distruttivo sulla vita umana, sia direttamente sotto forma di intervento meccanico o chimico o di altro tipo (es. radiazioni, ecc.), sia indirettamente sotto forma di privazione delle funzioni di supporto vitale, riguardante l'essere umano appena formato, e in qualsiasi fase di sviluppo non può essere accettato dalla morale cristiana.


§ Motivazioni giuridiche
L’entrata in vigore del Decreto Legge 1 aprile 2021, n. 44successivamente convertito nella Legge 28 Maggio 2021 n. 76 (G.U. n. 128 del 31.05.2021) si pone quale ulteriore tappa della normativa emanata dal nostro Stato per fare fronte alla emergenza sanitaria.Tale ultima tappa ha però introdotto una importante novità, introducendo (art.4) per la prima volta un obbligo vaccinale per alcune categorie di lavoratori.Ed infatti, tale ultimo Obbligo vaccinale pone seri problemi di compatibilità con il diritto alla Obiezione di coscienza, in particolare per tutti i cristiani, per le motivazioni sopra esposte, nonché in relazione alla tutela della salute in generale, che ci inducono a fare riferimento ad alcune preliminari considerazioni tra diritto, morale, religione .L’obiezione morale (o razionale, strictosensu) è motivata da un precetto della ragione, con esclusione di ogni precetto religioso o di culto. Essa è la conseguenza di un giudizio della coscienza sulla natura stessa dell’atto al quale si riferisce, alla luce della norma morale fondamentale (fare il bene, evitare il male) all’origine del senso innato della giustizia.L’obiezione religiosa, da parte sua, risulta da un precetto religioso o di culto, la cui accettazione da parte della coscienza individuale necessita previamente di un atto di fede e non si impone dunque da essa stessa alla ragione. Si tratta di una obiezione da cui si può dedurre la religione dell’obiettore e che intrattiene con questa un legame diretto, necessario e sufficiente. Anche il Cristianesimo (come altre religioni) impongono numerose prescrizioni regolanti, negli aspetti di più concreti, la vita quotidiana dei loro fedeli.
Questa distinzione ha una conseguenza importante: certo, un’obiezione, che sia morale o religiosa, costituisce sempre un’obiezione di coscienza perché noi non abbiamo che una sola coscienza, la differenza tra l’obiezione morale e religiosa consiste in ciò che un’obiezione morale può pretendere di essere obiettivamente giusta: la sua rivendicazione poggia sulla giustizia: per esempio, è ingiusto uccidere un essere innocente. Al contrario, una obiezione religiosa non può pretendere di essere giusta in sé (per esempio, lavorare il giorno di sabato non è ingiusto in sé, è empio). La rivendicazione di un’obiezione religiosa si basa allora non sulla giustizia, ma sulla libertà della persona di conformarsi alle sue convinzioni religiose. In genere, si conviene che l’ordinamento giuridico può riconoscere una tale obiezione nella misura in cui essa miri al rispetto di una libertà o di un diritto fondamentale e si opponga a un comando che deroghi a questo diritto o a questa libertà. È il caso dell’aborto, dell’eutanasia o della guerra, la cui pratica non è possibile che mediante la deroga al principio fondamentale consolidato del rispetto della vita.E’ innegabile che la salute è un diritto fondamentale della persona, previsto dall’art 32 della Costituzione, che recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività…Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”
Anche il diritto di professare la religione è previsto all’art. 19 della Costituzione che recita “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto…”. Tale norma è a sua volta indissolubilmente legata a quella di portata molto più generale inserita tra i “Principi Generali” (sempre della Costituzione) nell’art. 2, che tutela i “diritti inviolabili dell’uomo” tra i quali, nessuno dubita che siano senz’altro ricompresi – tra i tanti - il diritto alla vita, all’integrità fisica, all’onore, ed anche quello alla libertà religiosa (cfr. art. 18 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani) in tutte le sue articolazioni diverse.
La portata dei Princìpi generali contenuti nei primi dodici articoli della nostra Carta fondamentale è ritenuta sostanzialmente superiore alle altre norme costituzionali, pure nella loro paritaria collocazione formale. Si ritiene che esse siano norme cardine di tutto l’impianto costituzionale, al punto che qualora ne fosse abolita una, tante altre - a quella ideologicamente collegata - verrebbero a perdere il suo supporto. La ragione di tale teorizzata superiorità valoriale risiede nella considerazione che tali norme tutelano l’essenza della persona umana, in ogni potenziale aspetto concreto della sua realizzazione e svolgimento. La topica delle norme sulla salute e sulla libertà religiosa quindi porterebbe a ritenere che i diritti inviolabili dell’uomo vanno tutelati con approccio - anche normativo - anteposto perfino alla tutela della salute. Il dato sarebbe confermato dalla stessa formulazione finale dell’art. 32, che si chiude con un divieto da parte della legge di violare i limiti imposti dal rispetto proprio della “persona umana”.
L’ordinamento giuridico è per suo proprio ruolo chiamato ad adottare e mutare delle regole giuridiche, ma in questa attività incontra dei limiti – anche morali - poiché le regole giuridiche devono essere iniettate nella collettività senza traumi individuali o sociali, e senza generare sacche di scetticismo ovvero di pulsioni alla resistenza civile, ove non si considerassero adeguatamente le interazioni reciproche tra valori di diverso rango.
In questo quadro, la politica deve fare delle scelte, a volte nette e sofferte, ma deve sempre mettere al centro del suo operato l’essere umano e le sue esigenze individuali, contemperandole con quelle della collettività, ma senza calpestarle.
Siamo per esempio disposti in questo particolare periodo pandemico a rinunciare alle maggiori conquiste civili degli ultimi secoli (libertà, democrazia, ripudio dei nazionalismi, riduzione del ruolo dello Stato a favore di principi e regole universali) barattandole con la maggiore sicurezza e con la salute? Siamo disposti, per tale ultimo aspetto, a sperimentare e produrre vaccini travalicando i limiti della morale e della etica? Siamo disposti a creare categorie di persone che siano avvantaggiate nella fruizione di particolari diritti (di libera circolazione, di frequenza dei luoghi pubblici) ovvero ambiti della vita sociale, solo ove vaccinate?
Appare evidente che il neo-introdotto obbligo vaccinale – ed eventuali altri provvedimenti connessi (la norma prevede il demansionamento e la sospensione dall’Ordine professionale di appartenenza per chi non ottempera all’obbligo) – sono destinati a generare problematiche di non poco conto, alcune delle quali si sono già presentate al vaglio di una loro potenziale illegittimità.
1. Compatibilità costituzionale dell’obbligo vaccinale nella recente giurisprudenza costituzionale.
La questione della compatibilità costituzionale delle vaccinazioni obbligatorie è stata discussa già in un’importante Sentenza della Corte costituzionale n. 5 del 2018. Con la sentenza de quo, la Consulta ha avuto modo di pronunciarsi sul tema delle vaccinazioni obbligatorie che negli ultimi anni è stato tanto contestato dall’opinione pubblica. Tale contestazione si muove sullo sfondo di una mancata fiducia nella scienza, che ha avuto quali conseguenze la paura per possibili effetti collaterali dei vaccini, nonché la postulazione di eventuali speculazioni economiche che si celerebbero nel fenomeno delle vaccinazioni di massa. La Consulta ha posto alla base della pronuncia la salute pubblica, tutelata ex. art. 32 Cost.qualeinteresse della collettività. Dunque, come sono compatibili le vaccinazioni obbligatorie (e più in generale, i trattamenti sanitari obbligatori) con lo Stato democratico? In subordine, le vaccinazioni obbligatorie rientrano nella fattispecie dei trattamenti sanitari obbligatori? Come già rammentato, Se il primo comma dell’art. 32 della Costituzione tutela il diritto alla salute sia come diritto individuale, sia come interesse della collettività, nel secondo comma viene esplicitato che solo la legge può prevedere determinati trattamenti sanitari senza violare il rispetto della persona umana. Il trattamento sanitario e obbligatorio è un atto medico e giuridico, la cui obbligatorietà deriva da una valutazione d’urgenza, ma rimane comunque un’ingerenza nell’ambito della sfera individuale che è tollerata dal sistema costituzionale attraverso la predisposizione di plurime garanzie. Un trattamento sanitario obbligatorio per essere legittimo deve formalmente, essere previsto dalla legge ed essere determinato; avere quale finalità la tutela della salute (individuale e collettiva); contenutisticamente avere quale limite il diritto alla salute individuale e della dignità umana: non deve essere pregiudizievole per il soggetto che lo subisce, al di là delle conseguenze accettabili.
Normalmente, gli accertamenti sanitari sono volontari proprio in virtù del diritto all’autodeterminazione terapeutica (o libertà di cura). Questo diritto di ultima generazione, si basa su una nuova concezione del rapporto medico-paziente-istituzioni e, trova il punto d’incontro nel “consenso informato”, una logica che si scontra con l’obbligatorietà: per questo, i trattamenti sanitari obbligatori sono una “eccezione alla regola”, in caso di motivata necessità ed urgenza, qualora sussista il rifiuto del trattamento da parte del soggetto che deve ricevere assistenza.
Se è vero che le vaccinazioni obbligatorie rientrano a pieno titolo tra i trattamenti sanitari obbligatori, è anche vero che costituiscono una forma peculiare degli stessi. L’obbligatorietà può essere, difatti, espletata attraverso l’uso della forza (coercizione diretta) o attraverso la previsione di sanzioni a carico del soggetto inadempiente (coercizione indiretta), ed è questo il caso dell’obbligo vaccinale. Per le ragioni sovraesposte il ricorso alla vaccinazione obbligatoria dovrebbe configurarsi, a maggior ragione, solo quale extrema ratio.
2. Obbligo di vaccinazione e libertà di autodeterminazione terapeutica: l’obiezione di coscienza.
Durante lo Stato d’emergenza anti- Covid-19, lo Stato deve seguire la logica della libertà di scelta, oppure è configurabile una vaccinazione obbligatoria? La Corte Costituzionale ha già esplicitato in tempi precedenti che i “principi costituzionali subordinano la legittimità dell’obbligo vaccinale alla compresenza di un interesse sanitario individuale o collettivo non altrimenti tutelabile, in una logica di bilanciamento”. Nella scelta tra obbligo o raccomandazione entrano in gioco molteplici diritti costituzionali. Quale potrebbe essere, durante l’emergenza sanitaria, il ragionevole bilanciamento tra la tutela della salute pubblica e gli altri diritti? Nel bilanciare i diritti fondamentali, in particolare il diritto alla salute, il legislatore dovrebbe seguire il criterio già in passato (cfr: caso Ilva) esplicitato dalla Corte costituzionale: un diritto fondamentale dinanzi ad un altro diritto fondamentale può soccombere, ma non nel suo contenuto essenziale. Pertanto, nel caso delle vaccinazioni obbligatorie la tutela della salute pubblica incontra il suo limite nel nucleo duro del diritto all’autodeterminazione terapeutica e del diritto alla salute individuale.
Il diritto alla salute individuale ha rilievo nel caso in cui sussistano effetti collaterali della vaccinazione. Nella recente Sentenza n. 118/2020 la Corte costituzionale ha riconosciuto l’equo indennizzo anche per le vaccinazioni raccomandate, quale contrappeso al sacrificio individuale: ha così legato la ratio dell’indennizzo non all’obbligatorietà del trattamento, ma allo spirito di solidarietà di chi si sottopone ad un trattamento sanitario per la tutela della salute pubblica, quale adempimento del dovere di solidarietà (dovere connaturato dalla reciprocità fra individuo e società). Questo, assume una rilevanza maggiore nel caso del vaccino anti Covid-19, il quale, a causa dell’emergenza, ha subito un’accelerazione dei tempi di sperimentazione, con alcuni casi di cronaca che avrebbero evidenziato l’insorgenza di casi di morte di dubbia origine che avrebbero colpito alcune persone poco tempo dopo la vaccinazione.
Il diritto all’autodeterminazione terapeutica (o libertà di cura): in relazione alle vaccinazioni, una modalità di esercizio della libertà di cura, è riconducibile anche alla possibile “obiezione di coscienza”. In tal caso l’obiezione di coscienza si configurerebbe a sostegno dell’esercizio del diritto di professare un culto, e non a fronte della sola contrarietà alla scienza. Nell’esercizio della libertà di culto, potrebbero infatti verificarsi casi di evidente dilemma morale relativo alla contrarietà ad assumere vaccini che registrino la presenza nei vaccini anti Covid-19 (peraltro pacificamente riconosciuta dalle case produttrici) di cellule embrionali umane abortive e geneticamente modificate. Come già ipotizzato, se la libertà di culto è diritto afferente ai più elevati diritti inviolabili dell’uomo, il bilanciamento della tutela dei diritti costituzionali in gioco imporrebbe la difesa della scelta religiosa con prevalenza su quella normativa di rango legislativo.
D’altra parte l’obiezione di coscienza ha trovato pieno riconoscimento nel quadro costituzionale del diritto italiano del dopoguerra.
Il processo è iniziato con riferimento al rifiuto dell’uso personale delle armi “per imprescindibili motivi di coscienza” (l. 15 dicembre 1972, n. 772), che pure si poneva in contrasto con l’art. 52, co. 1 della Costituzione, per il quale “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”.
I momenti successivi più importanti sono costituiti dalla l. 22 maggio 1978, n. 194, il cui art. 9 prevede che il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non sia tenuto a prendere parte alle procedure abortive quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione, nonché dalla l. 19 febbraio 2004, n. 40, contenente “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. L’art. 16 contempla il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario ed esercente le attività sanitarie ausiliarie, che va esercitato con preventiva dichiarazione, precisando che il personale obiettore “non è tenuto a prendere parte alle procedure per l’applicazione delle tecniche di fecondazione artificiale”, esonerandolo (con norma analoga a quella prevista dalla l. 194 sull’interruzione di gravidanza) dalle procedure e dalle attività specificatamente e necessariamente dirette a determinare l’intervento; non, invece, dall’assistenza antecedente e conseguente l’intervento.
Accanto a queste tre fondamentali disposizioni va altresì ricordata la l. n. 113 del 1993, che detta “Norme sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale”. L’art. 1 proclama il diritto all’obiezione di coscienza per tutti i cittadini che, in obbedienza alla coscienza, nell’esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalle altre Convenzioni internazionali, non intendono compiere un qualsiasi atto “connesso con la sperimentazione animale”. Con la semplice dichiarazione, i soggetti obiettori (medici, ricercatori e personale sanitario, nonché gli studenti universitari interessati) “non sono tenuti a prendere parte direttamente alle attività e agli interventi specificamente e necessariamente diretti alla sperimentazione animale”.
3. La natura dell’obiezione di coscienza
La natura dell’obiezione di coscienza è stata circoscritta dalla Corte Costituzionale con Sentenza del 16 dicembre 1991 n. 467, che ne ha precisato la portata in relazione al rifiuto di adempiere al servizio militare. La Consulta ha dichiarato che, a livello costituzionale, “la protezione della coscienza individuale si ricava dalla tutela delle libertà fondamentali e dei diritti inviolabili riconosciuti e garantiti all’uomo come singolo, ai sensi dell’art. 2 Cost.”.
Esposta questa premessa, di carattere strettamente normativo, da cui emerge con chiarezza che la protezione della coscienza si evince dal predetto art. 2, la Corte svolge alcuni pregnanti rilievi che danno pieno conto del fatto che l’ordine giuridico non è autoreferenziale, chiuso all’influsso dei primi princìpi morali, ma è incardinato nella legge universale impressa nella coscienza di ogni uomo come memoria indelebile della sua essenza spirituale.
La protezione costituzionale della coscienza è condizione imprescindibile per la tutela di tutte le libertà e i diritti dell’uomo perché ne costituisce il fondamento. Infatti, sempre secondo la Corte costituzionale: “[…] la sfera intima della coscienza individuale deve essere considerata come il riflesso giuridico più profondo dell’idea universale della dignità della persona umana che circonda quei diritti, riflesso giuridico che, nelle sue determinazioni conformi a quell’idea essenziale, esige una tutela equivalente a quella accordata ai menzionati diritti, vale a dire una tutela proporzionata alla priorità assoluta e al carattere fondante ad essi riconosciuti nella scala dei valori espressa dalla Costituzione italiana”.
Il riconoscimento dell’obiezione di coscienza è un obbligo di carattere costituzionale per il legislatore ordinario. La Corte costituzionale – sempre nella sopra citata sentenza - ha infatti chiarito che, pur quando spetti al legislatore “[…] bilanciarla con contrastanti doveri o beni di rilievo costituzionale e a graduarne le possibilità di realizzazione in modo da non arrecar pregiudizio al buon funzionamento delle strutture organizzative e dei servizi d’interesse generale”, tuttavia “la sfera di potenzialità giuridiche della coscienza individuale rappresenta, in relazione a precisi contenuti espressivi del suo nucleo essenziale, un valore costituzionale così elevato da giustificare la previsione di esenzioni privilegiate dall’assolvimento di doveri pubblici qualificati dalla Costituzione come inderogabili (c.d. obiezione di coscienza)”.
Il dettato della sentenza è assai pregnante nel punto in cui dichiara che il valore costituzionale della coscienza individuale va apprezzato in modo particolare in relazione a “precisi contenuti espressivi del suo nucleo essenziale”. Il riferimento non può non riguardare quei contenuti espressivi della coscienza che riguardano gli obblighi di non compiere gli atti che si configurano come «non ordinabili» a Dio, “perché contraddicono radicalmente il bene della persona, fatta a sua immagine. Sono gli atti che, nella tradizione morale della Chiesa, sono stati denominati «intrinsecamente cattivi» (intrinsecemalum): lo sono sempre e per sé, ossia per il loro stesso oggetto, indipendentemente dalle ulteriori intenzioni di chi agisce e dalle circostanze”.
L’aborto volontariamente compiuto è uno degli atti «intrinsecamente cattivi», semper et ad semper, perché il suo oggetto proprio consiste nell’uccisione di un essere umano innocente. L’obiezione della coscienza al compimento di un tale atto è, pertanto, obbligatoria per chi riconosca in questo atto la distruzione di una vita innocente. E, in effetti, in corrispondenza a questa consapevolezza, va constatata l’elevatissima percentuale di medici e di personale ausiliario che in Italia si è avvalsa della dichiarazione di obiezione prevista dalla legge.
4. I caratteri distintivi della obiezione di coscienza
Le norme che hanno introdotto nel nostro ordinamento le ipotesi di legittime obiezioni di coscienza presentano i seguenti elementi comuni:
a) l’obiezione di coscienza viene riconosciuta a fronte di un obbligo giuridico, di natura pubblica o privata: di prestare il servizio militare, di lavorare il giorno di sabato, di partecipare alle procedure abortive, di effettuare sperimentazione animale e così via. Esiste sempre un obbligo, anche se non enunciato espressamente: ad esempio, lo studente universitario che segue corsi in cui si eseguono interventi di sperimentazione animale sarebbe obbligato a parteciparvi al fine di superare i relativi esami. La dichiarazione di obiezione di coscienza solleva l’interessato dal rispetto dell’obbligo.
b) il diritto di sottrarsi agli obblighi della legge avviene in maniera incondizionata: l’obiettore di coscienza non è in alcun modo gravato dai problemi organizzativi che possono sorgere dall’esercizio del diritto da parte sua e di altri soggetti. Ad esempio, l’art. 10 della legge 772 stabiliva che nemmeno in caso di guerra gli obiettori potessero essere obbligati a prestare servizio armato, anche se potevano essere ammessi a “servizi non armati, anche se si tratta di attività pericolose“: quindi lo Stato accettava il rischio di avere truppe armate ridotte per l’alto numero di obiettori anche in guerra. Analogamente, la legge 194 del 1978 sull’interruzione di gravidanza prevede che debbano essere gli enti ospedalieri, le Case di cure autorizzate e le Regioni ad assicurare l’espletamento delle procedure abortive autorizzate, senza condizionare in alcun modo il diritto del singolo sanitario alle problematiche organizzative. Ancora, le Università devono rendere facoltativa la frequenza alle esercitazioni di laboratorio in cui è prevista la sperimentazione animale nonché attivare, all’interno dei corsi, modalità di insegnamento che non prevedano attività o interventi di sperimentazione animale per il superamento dell’esame.
c) l’obiettore è semplicemente tenuto a svolgere attività di carattere diverso in sostituzione di quella rispetto alla quale ha sollevato la dichiarazione: il servizio sostitutivo civile o il servizio militare non armato ai sensi della legge 772, l’attività lavorativa nel giorno di domenica per i dipendenti che si avvalgono del riposo sabbatico riconosciuto dalla legge o ancora, come precisa la legge 413 del 1993, “attività diverse da quelle che prevedono la sperimentazione animale“.
Lo svolgimento di attività diverse è implicitamente contemplato in altri casi, come in quello dell’interruzione volontaria di gravidanza.
d) il riconoscimento del diritto consegue direttamente alla dichiarazione, senza che qualche ente o soggetto possa valutarla e decidere di non ammettere il dichiarante al regime conseguente. Collegata a tale effetto diretto è anche la mancanza di motivazione della dichiarazione: l’obiettore, cioè, non è tenuto ad argomentare sui motivi per i quali egli deve essere esentato da quello specifico obbligo, in quanto nessuno deve valutare e provvedere sulla sua dichiarazione, che, appunto, è una dichiarazione e non una domanda.
e) l’esenzione dalle attività per le quali è stata presentata la dichiarazione di obiezione di coscienza è assoluta: l’obiettore è esentato dall’intera attività e le deroghe sono previste in casi decisamente eccezionali. Ad esempio, l’articolo 9 della legge 194 non smentisce questa impostazione: non solo quando impedisce di invocare l’obiezione di coscienza in caso di intervento indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo, trattandosi di obbligo di intervenire coerente con i motivi per cui l’obiezione di coscienza è sollevata (non collaborare alla soppressione di una vita umana), ma anche quando, nel selezionare le attività da cui l’obiettore è sollevato, si riferisce alle “procedure di cui agli artt. 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza“, precisando che si tratta di procedure ed attività “specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza“, senza comprendere in esse l’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.
f) l’esercizio dell’obiezione di coscienza non può determinare nessuna conseguenza negativa per l’obiettore: si tratta di previsione che dovrebbe apparire ovvia, tenuto conto che l’obiettore esercita un diritto riconosciuto dalla legge, ma che è ugualmente menzionata in alcune norme.
La vicenda dell’obiezione di coscienza al servizio militare è significativa: la legge 772, infatti, discriminava gli obiettori di coscienza, stabilendo che essi dovessero prestare servizio “per un tempo superiore di otto mesi alla durata del servizio di leva cui sarebbero stati tenuti“; questa previsione venne dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 470 del 1989, con la motivazione che “la differente durata del servizio sostitutivo rivestirebbe chiaramente quel significato di sanzione nei confronti degli obiettori che già si è stigmatizzato, ledendo, altresì, i fondamentali diritti tutelati dal primo comma dell’art. 3 e dal primo comma dell’art. 21 della Costituzione, in quanto sintomo di una non giustificabile disparità di trattamento per ragioni di fede religiosa o di convincimento politico e, nello stesso tempo, freno alla libera manifestazione del pensiero“.
5.L’obiezione di coscienza nella legislazione e nella giurisprudenza europee
Come ogni libertà, la libertà di coscienza e di religione comporta due aspetti, – uno positivo e l’altro negativo – che garantiscono la libertà di agire e di non agire. Nel diritto europeo e internazionale, il diritto all’obiezione di coscienza è garantito implicitamente come una componente della libertà di coscienza e di religione nella sua dimensione negativa. Essa è garantita in particolare dall’articolo 18 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,dall’articolo 9 della Convenzione europea del rispetto dei diritti dell’uomo, dall’art. 10 della Carta dei Diritti fondamentali della U.E.. Questi strumenti garantiscono «La libertà di coscienza e di religione, ciò che implica la libertà di avere o di adottare una religione o una convinzione di propria scelta, di cambiarla, così come la libertà di manifestare la propria religione o la propria convinzione». Nella norma CEDU (art. 10) è in particolare previsto che “Il diritto alla obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio.”
La protezione accordata dall’atto finale della Conferenza di Helsinki (1975) è esplicita nella parte che garantisce il diritto di agire «secondo l’imperativo della propria coscienza».
La coscienza diviene oggetto di diritti nella misura in cui impone alla persona dei doveri. Storicamente, il regime dell’obiezione di coscienza è stato innanzitutto conosciuto come un «dovere» prima di essere conosciuto come un «diritto».
Nel campo morale, l’obiezione può essere un dovere. Fu nel corso del processo di Norimberga e, ancora dopo, la caduta del comunismo che l’obiezione di coscienza è stata riconosciuta come un dovere (CEDH, Polednova c. Repubblica Ceca, n. 2615/10, 21 giugno 2011), certamente eroico, ma che si impone alle persone che ricevono un ordine gravemente ingiusto. Lo Statuto di quel Tribunale militare internazionale, comunemente chiamato “Statuto di Norimberga”, disponeva: «Il fatto che l’accusato ha agito conformemente alle istruzioni del suo governo o di un suo superiore gerarchico non lo sottrarrà alla sua responsabilità, ma potrà essere considerato come un motivo di diminuzione della pena, se il Tribunale decide che la giustizia lo esige». (Accordo concernente il perseguimento e il castigo dei grandi criminali di guerra delle Potenze europee dell’Asse, RTNU, vol. 82, p. 279, art. 8 . Inoltre, fu formulato questo principio in questi termini: «Il fatto di aver agito dietro ordine del suo governo o quello di un superiore gerarchico non elimina la responsabilità del suo autore nel campo del diritto internazionale se gli ha avuto moralmente la facoltà di scegliere». La «facoltà morale di scegliere» è precisamente la facoltà esercitata dalla coscienza morale.
Gli agenti nazisti e sovietici sono stati condannati per aver obbedito agli ordini piuttosto che alla loro coscienza. Si tratta in questo caso di autentiche situazioni nelle quali l’obiezione di coscienza costituisce un dovere morale e giuridico, al di là e malgrado l’assenza, nell’ordine giuridico interno, di un diritto positivo all’obiezione.
Ma l’obiezione di coscienza può essere anche un diritto. Bisogna distinguere tra gli ordinamenti giuridici interni e internazionali. Nell’ordinamento giuridico interno, il riconoscimento di un diritto all’obiezione di coscienza è eccezionale e pone un problema perché implica una contraddizione: uno stesso ordinamento giuridico fissa un obbligo e prevede la facoltà di esonerarsene dando per ragione che se ne rifiuti la legittimità stessa.
Questo fenomeno è recente, esso è apparso con la società liberale poiché questa ammette la coesistenza di due livelli di moralità, ossia un livello sociale e uno privato.
Le società liberali si caratterizzano per l’affermazione della tolleranza, vale a dire per l’illegittimità di ogni giudizio morale ad extra: la moralità di un atto individuale non potendo essere giudicata che dallo stesso interessato, e non dalla società, né dagli altri individui. Ne risulta una differenziazione tra una moralità pubblica e una privata che conduce da una parte la società a depenalizzare le pratiche «immorali» private, e dall’altra parte, gli individui a tollerare socialmente delle pratiche che essi riprovano a «titolo privato».
Ora, se questa tolleranza è indolore per la maggioranza dei cittadini, essa non lo è per la minoranza riguardata direttamente dalla realizzazione della pratica in causa; perché, per fare un esempio concreto, una cosa è tollerare l’eutanasia, un’altra è di doverla praticare. Se è possibile far coesistere due moralità nel seno di una società liberale e pluralista, ciò non lo è nel seno di una stessa persona. Così, la “libertà” che la società liberale accorda agli individui al riguardo delle pratiche moralmente controverse può essere equa soltanto se essa garantisce a coloro che le riprovano il diritto di non essere costretti a concorrervi. La «clausola di coscienza» garantisce questo diritto, essa è un meccanismo attraverso il quale la società liberale organizza la coesistenza di due livelli di moralità; ella è così garante della stessa amoralità della società.
Nell’ordinamento giuridico sovranazionale, l’obiezione di coscienza è riconosciuta come una modalità di esercizio della libertà di coscienza nei confronti degli ordinamenti giuridici interni.
Sono stati così garantiti a titolo di libertà di coscienza e di religione il diritto di rifiutare di partecipare in modo particolare al servizio militare, all’aborto, all’eutanasia, alla caccia, alla celebrazione delle unioni omosessuali, a insegnamenti e pratiche religiose, o ancora il diritto di rifiutare di prestare giuramento sulla Bibbia, di farsi vaccinare, o ancora di rivelare le proprie convinzioni religiose.
È di fronte all’obbligo di uccidere che il diritto all’obiezione è più fortemente riconosciuto, al punto di costituire un «diritto di non uccidere» applicabile in modo particolare al servizio militare e all’aborto.
Questo diritto è riconosciuto, e non è stato mai messo in discussione dalle istanze europee e internazionali. Nel 2010 questo diritto è stato riaffermato fortemente dall’Assemblea del Consiglio d’Europa, grazie in modo particolare all’azione del deputato italiano Luca Volonté. In Europa, non si ha conoscenza di alcuna sentenza contemporanea che abbia condannato un medico per essersi rifiutato di praticare un aborto. Questo diritto è in linea di principio garantito in tutti i paesi europei, ad eccezione della Svezia.
Un interessante dibattito riguarda i criteri di valutazione della obiezione di coscienza. Come cioè distinguere tra i rifiuti di obbedienza, da quelli che costituiscono una obiezione di coscienza e meritano di beneficiare della protezione della libertà di coscienza e di religione? E’ utile a tale fine ricordare che dal concetto di obiezione di coscienza e dalla giurisprudenza discendono tradizionalmente quattro criteri: coscienza – convinzione – obiezione - legame stretto e diretto tra la convinzione e l’obiezione:
Bisogna avere una coscienza. L’obiezione di coscienza è necessariamente una pratica personale, emanante da una persona fisica che dispone dell’uso della ragione. Una persona che non avrebbe ancora (il bambino) o che non avrebbe più (il demente o una persona mentalmente suggestionata) tale uso non saprebbe essere capace di esercitare una vera obiezione di coscienza.
Allo stesso modo, l’obiezione di coscienza non può, quindi, essere caratteristica di un’associazione di persone, non essendo questa dotata in sé stessa di ragione. La facoltà per le associazioni di conformarsi alle loro convinzioni è protetta dalla combinazione della libertà di coscienza e di religione e della libertà di associazione. Un ospedale può rifiutare di accettare al suo interno pratiche contrarie alle convinzioni sulle quali esso è stato fondato.
Bisogna avere una convinzione. L’obiezione trova la sua origine in una prescrizione della coscienza e non in semplici convenienze personali.
Le convinzioni in causa devono essere delle «convinzioni sincere e profonde, di natura religiosa o di altra natura» (CEDH, Bayatyan c. Armenia, § 110), secondo la Corte di Strasburgo e il Comitato dei diritti dell’uomo. Può trattarsi di una convinzione «etica» (CEDH, Chassagnou c. Francia, § 114, e Schneider c. Lussemburgo, § 80) cioè morale, o «religiosa» (CEDH, Eweida e altri c. RU, § 108).
La Corte precisa al riguardo che «la parola ‘convinzioni’, presa isolatamente, non è sinonimo dei termini ‘opinione’ e ‘idee’. Essa si applica a dei punti di vista che raggiungono un certo grado di forza, di serietà, di coerenza e di importanza» (CEDH, Folgero e altri c. Norvegia, GC, n. 15472/02, 29 giugno 2007, § 84, v. anche CEDH, Valsamis c. Grecia n. 21787/93, 18 dicembre 1996, §§ 25 e 27, e CEDH, Campbell e Cosans c. UK, n. 7511/76,7743/76, 25 febbraio 1982, §§ 36-37). Convinzioni e opinioni sono entrambe il frutto della coscienza, ma l’opinione non è un giudizio definitivo, la persona non ne è convinta.
La Corte europea dei diritti dell’uomo precisa ancora che l’espressione ‘convinzioni filosofiche’ riguarda «delle convinzioni che meritano rispetto in una “società democratica”, [che] non sono incompatibili con la dignità della persona» (CEDH, Campbell e Cosans c. UK, § 36). Essa vuol dire, attraverso questo, che delle convinzioni «spregevoli» non meritano la protezione della Convenzione EDH.
Bisogna avere una obiezione. Non è sufficiente che l’obiezione sia fondata su delle opinioni, bisogna ancora che l’obiezione stessa rivesta anche il carattere di una convinzione.
Una persona che rifiutasse una procedura per incoerenza o per opportunismo non meriterebbe la protezione a titolo di obiezione di coscienza.
Così, la CEDH ha stabilito che l’obiezione deve essa stessa rivestire i caratteri di una «convinzione che raggiunga un sufficiente grado di forza, di serietà, di coerenza e di importanza per comportare l’applicazione delle garanzie dell’articolo 9» (Batyan c. Armenia, § 110. Essa si riferisce alle sentenze Campbell e Cosans c. UK, § 36, e, a contrario, alla sentenza Pretty c. UK, § 82).
L’obiezione deve risultare da un «conflitto grave e insormontabile» tra «un obbligo (…) e la coscienza di una persona o le sue convinzioni». L’obiettore deve essere spinto al rifiuto, su una questione grave e priva di scappatoie.
Per quanto riguarda l’obiezione nel campo lavorativo, dopo l’affare Ladele c. RU (CEDH, Eweida e altri c. UK.), la Corte europea giudica che la facoltà di cui dispone un dipendente di dimettersi non fa venire meno alla sua obiezione il suo carattere insormontabile.
Come sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite sulla libertà di religione e di credo, HeinerBielefeldt, «I dipendenti non rinunciano alla loro libertà di pensiero, coscienza, religione o credo firmando un contratto di lavoro». Allo stesso modo, l’Assemblea parlamentare del consiglio d’Europa ha richiamato gli Stati «a difendere la libertà di coscienza sui luoghi di lavoro» (APCE, Risoluzione 2036-2015), Combattere l’intolleranza e la discriminazione in Europa, soprattutto quando esse riguardano dei cristiani, § 6.2.2).
Deve esistere un legame stretto e diretto tra la convinzione e l’obiezione (Cfr. Bielefeld, Weiner e Ghanea, Freedom of religion). La Corte europea precisa che «deve essere dimostrata l’esistenza di un legame sufficientemente stretto e diretto tra l’atto e la convinzione che ne è all’origine nelle circostanze di ogni caso di specie» (CEDH, Eweida e altri c. RU, § 82). Affinché l’obiezione sia seria, deve così esistere un legame sufficientemente «stretto e diretto» tra il motivo dell’obiezione e il suo oggetto (Com. eur. DH, Borre Arnold Knudsen c. Norvegia, dec. n. 11045/84, 8 marzo 1985) in modo che la persona sia moralmente impegnata dall’azione. Contribuire attraverso le tasse al finanziamento dell’aborto è più distante e indiretto che praticarlo direttamente.
6. Gli obblighi dello Stato
Gli obblighi dello Stato variano a seconda che l’obiezione di coscienza obbedisca a delle prescrizioni di natura morale o religiosa.
Quando l’obiezione è morale, perché essa riguarda un bene e si oppone a una deroga a un diritto o a una libertà, la società la deve rispettare in maniera assoluta. Diversamente, sarebbe commettere un’ingiustizia e una violenza.
Effettivamente, quando la società liberale tollera o depenalizza una pratica, i poteri pubblici non devono costringere gli individui a concorrervi, per le ragioni esposte in precedenza.
Così, nel caso di rifiuto di praticare l’aborto, né la CEDH, né il Comitato della Carta sociale europea, né il Comitato dei diritti dell’uomo (CDH, V.D.A. c. Argentina, Comunicazione n. 1608/2007, 29 marzo 2011), condannano i medici obiettori. Al contrario, queste istanze riconoscono il loro buon diritto, almeno implicitamente. Le condanne recenti della Polonia e dell’Italia hanno riguardato i governi, non perché essi garantiscono il diritto all’obiezione, ma perché non avrebbero correttamente organizzato l’accesso all’aborto che essi hanno liberamente scelto di legalizzare.
Quando l’obiezione è religiosa o ideologica, l’obbligo dello Stato consiste nel rispettare la libertà religiosa. Secondo la CEDH, «il verbo rispettare significa ben più che riconoscere o prendere in considerazione. Più che un impegno negativo, esso implica nei confronti dello Stato un certo obbligo positivo» (CEDH, Folgero e altri c. Norvegia).
Bisogna ricordare che l’obiezione di coscienza, in ragione della sua specificità, merita un livello di protezione più elevato della manifestazione positiva delle convinzioni religiose: una astensione non può essere “ristretta”, e forzare a commettere il male è più grave che impedire di fare il bene.
Quando il rifiuto di agire porta pregiudizio a un terzo, le autorità pubbliche devono cercare di conciliare i diritti concorrenti in modo che essi possano coesistere ed essere, entrambi, interamente rispettati. L’ufficio del giudice dovrebbe allora essere non quello di verificare se lo Stato avesse dei motivi legittimi per costringere o sanzionare l’obiettore, ma di verificare se lo Stato abbia preso positivamente delle misure proporzionate che permettano di conciliare il rispetto della libertà di coscienza dell’obiettore con gli altri diritti e interessi concorrenti.
Questo approccio si basa sul principio di uguaglianza che vuole che una persona, per il solo fatto che le sue convinzioni sono minoritarie, non sia oggetto di un trattamento differente nel godimento effettivo dei diritti dell’uomo. Questo approccio ha come corollario il principio di non discriminazione. È al fine di garantire che le minoranze non siano indirettamente discriminate dalle scelte della maggioranza che lo Stato deve prendere delle misure per preservare la minoranza. È un modo, per la società, di autolimitare la sua presa collettiva sugli individui e di restare liberale.
Un’ultima osservazione conclusiva. L’obiezione di coscienza non è soltanto una modalità di esercizio della libertà di coscienza, essa è anche un segnale di allerta per tutta la società. Se numerosi medici, infermieri, farmacisti rifiutassero di praticare un atto, le autorità pubbliche non dovrebbero cercare di forzarli, ma dovrebbero interrogarsi sulle cause di questo rifiuto, poiché non è la legge, ma la coscienza personale che è l’ultimo giudice e testimone della giustizia.
4. Considerazioni finali
In ragione di quanto sopra evidenziato, é in conclusione auspicabile da parte nostra che:
a) il diritto di obiezione di coscienza in materia di vaccinazione obbligatoria – come già fatto per altre materie sensibili a tale esigenza - venga esplicitamente introdotto nel tessuto normativo delle regole già emanate, ovvero emanate in futuro. Rivolgiamo in tal senso un accorato appello al Governo ed al Parlamentoitalianoaffinché adottino ogni opportuna iniziativa al fine di modificare le normative emesse in relazione all’adempimento di obblighi vaccinali – ove previsti – in modo da rendere possibile ai praticanti cristiani l’esercizio del legittimo diritto di obiezione di coscienza in qualsiasi ambito fosse necessario per il rispetto della loro libertà di culto;
b) siano eliminate tutte quelle norme che sanciscono una discriminazione indiretta verso quelle persone, ovvero quei lavoratori, che per motivi di coscienza scelgono di non aderire alla campagna vaccinale e vengono sospesi dal servizio ovvero dagli Albi professionali, patendo quindi l’ingiustificata ed incostituzionale limitazione al loro diritto di lavorare;
c) al fine di garantire comunque agli obiettori il diritto alla tutela della loro salute senza essere costretti a patire una violenza alla loro coscienza religiosa, è doveroso che si attivino linee produttive di vaccini etici che non siano in contrasto con i precetti morali e religiosi che gli individui intendono rispettare in ossequio ai principi morali e religiosi seguiti dalla loro libera coscienza.
Auspichiamo che le sopra riportate nostre istanze siano supportate e considerate, come ci sembra giusto che sia. In caso diverso, ove le iniziative auspicate non venissero attuate, non escludiamo di adottare opportune iniziative che raggiungano lo scopo di sollecitare un vaglio della Corte Costituzionale sulla normativa in questione.

FONTI:
https://cogforlife.org/guidance/
https://lozierinstitute.org/update-covid-19-vaccine.../
https://cogforlife.org/guidance/
https://lozierinstitute.org/update-covid-19-vaccine.../
https://cogforlife.org/guidance/
https://lozierinstitute.org/update-covid-19-vaccine.../
https://www.reuters.com/.../fact-check-lung-tissue-of-an... coronavirus-idUSKBN27W2I7
https://cogforlife.org/guidance/
https://lozierinstitute.org/update-covid-19-vaccine.../
https://lozierinstitute.org/update-covid-19-vaccine.../
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https://www.romfea.gr/agioritika-nea/41526
https://youtu.be/VJ3MHayQoCQ.
https://www.romfea.gr/.../43565-morfou-neofytos-oyte-exo....
https://mitropolia.md/in-cadrul-lucrarilor-sinodului-bom.../
Cfr.Atti del Convegno:“Coscienza senza diritti?” - 21 ottobre 2017 Roma - Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. Relatori:Mauro Ronco - Professore Ordinario di Diritto penale nell’Università di Padova;GrégorPuppinck - Direttore del “Centre européen pour le droit et la justice”- Membro del “Pannello di esperti dell’OSCE sulla libertà di religione o di convinzione”;Giacomo Rocchi - Consigliere della Corte Suprema di Cassazione.

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