Ci è giunta la notizia della presentazione da parte dell’Associazione Culturale “Insieme per l’Athos”di un libro con titolo:“La montagna di Dio”, ad opera di Armando Santarelli, autore di diversi libri anche sulla sacra montagna dell’Athos.
Questa iniziativa culturale per un verso ci fa gioire, perché si parla della santa montagna dell’ortodossia, per un altro verso iniziative del genere ci suscitano degli interrogativi e delle preoccupazioni.
La sacra montagna dell’Athos, per noi ortodossi, è un luogo dove i monaci (anche se non tutti, questo per amore della verità) svolgono un duro combattimento spirituale, per raggiungere la comunione con le energie increate di Dio, Uno e Trino, raggiungendo in altre parole la divinizzazione, lo scopo di ogni uomo sulla terra secondo la teologia ortodossa. La montagna santa dell’Athos è un luogo dove le persone che combattono il combattimento spirituale raggiungono la divinizzazione, la santificazione anche nei tempi nostri. È un luogo di santi.
Invece la presentazione del libro recita: “un luogo di celeste bellezza, privo di automobili, elettricità, radio, televisione. … Monasteri come piccoli borghi medievali, skiti pittoresche .. “.
Insomma l’Athos, per l’ennesima volta, è presentato da scrittori di religione non ortodossa, come un residuo dei bei tempi, come una stranezza del nostro tempo, come una curiosità.
Inoltre ci chiediamo con che criterio sia stato scelto sia il luogo della presentazione del libro (l'Accademia di Romania) sia perchè a presentarlo fosse un critico letterario dell'Osservatore romano, forse per mancanza di ortodossi.
Ci auguriamo la proliferazione di libri spirituali sul Monte Athos come “il mondo e il deserto”, scritto dal monaco Crisostomos del sacro monastero di Kutlumussiu di monte Athos, o anche del nostro modesto libretto “il monachesimo ortodosso” che contiene l’intervento dello ieromonaco Maximos, entrambe persone che vivono il vero spirito dell’Athos, in combattimento spirituale cosicché attraverso le loro parole il lettore può avvicinarsi alla spiritualità del luogo, al posto di libri o iniziative “ludiche” di associazioni che parlano dell’Athos per sentito dire o per averlo visitato per qualche giorno un po’ di volte .